In piedi dall'alba con quel desiderio irrefrenabile (non pensate a male) di scrivere un editoriale su un parallelismo tra la partita di ieri tra Milan e Barcellona e il Bari attuale di Torrente: è vero che si scrive per i lettori e, dunque, per la gente sempre distratta dalla sostanza e poco dai contenuti e, in questo contesto, nemmeno io mi sottraggo a questo tribunale mediatico, a volte infame ma fortunatamente per lo più gratificante, ma qualcosa mi spinge a non scriver nulla, a rimanere fermo dove sono con la tastiera, a far rimanere quelle idee nelle intermittenze del cuore, della mente, buone lì dove sono e non farle uscire.
Sogno un nuovo Bari così
Sogno che una nuova dirigenza del Bari sappia renderlo migliore. Una dirigenza che, pur mantenendo il proprio assetto di lavoratori all'interno - uomini sicuramente capaci ed esperti - possa e sappia ottimizzare al massimo il lavoro profuso.
Sogno una dirigenza che, come le talpe, sappia individuare senza troppe pale meccaniche - tanto sono evidenti - le miniere d'oro sottostanti la città, miniere di materiale aureo grezzo che se estratto anche solo al 30% e anche se lavorato senza troppo impegno, sarebbe capace di diventare una rendita vitalizia per chi la dirigerà, cosa per la quale, forse, la famiglia Matarrese non ci ha fatto caso.
Per la signora Dell'Orzo
Non so se l'autrice dell'articolo volesse ridicolizzare o meno le scelte di Viesti. Poco mi importa saperlo.
Quello che mi preme, invece, evidenziare senza il benchè minimo dubbio (dati alla mano) è quello per cui il rilancio di qualsiasi cosa (la Fiera in questo caso) debba passare necessariamente dal taglio drastico di chi continua a boicottarla e di chi continua a sfruttarla per scopi personali, mi riferisco a certe sezioni interne dello stesso ente che, come detto da Viesti, si comportano non esattamente da buoni soldati.
Questo lo scrivo intanto perchè ascoltato e confermato da Viesti oggi, dunque non corro alcun rischio nel confermarlo ancora una volta , e poi perchè sono fermamente convito che il rilancio passi prima dall'estrazione della gramigna barese. E se non spariscono questi "melanomi" all'interno della Fiera, complici i boys esterni travestiti da giornalisti, si comprenderà che a nulla serve, poi, tentare di far quadrare i conti, perchè quadrare i conti - si sa - era l'obiettivo principale senza del quale non potrà mai esserci il rilancio di un ente. Le nozze non si fanno coi fichi secchi, mi pare, Bari calcio docet. Il rilancio dovrà passare attraverso l'estetica. Lui stesso oggi ha affermato che ci si trova davanti a padiglioni vecchi 70 anni, senza aria condizionata e vetusti che mal si addicono ad un ipotesi di rilancio. Ma ristrutturarli, ovviamente, ha un costo e in questo momento è difficile reperire soldi.
A Bari funziona così
Come volevasi dismotrare. Ancora una volta Bari (e non rompete le palle dicendomi che non devo generalizzare) si scopre per quella che è: una città piccola, provinciale, portaborse della casta, e spinta col il vento levantino a metter zigzania laddove si comincia a intravedere un briciolo di ripresa.
Fiera del Levante: chi mi conosce (bene) sa quante cose assolutamente vere potrei dire su quell'ente e non mi riferisco ai dati di fatto ma a tutto ciò che è all'interno, cose che evito, ovviamente, di pubblicare ma una cosa voglio anticiparla. Qualche idiota in conflitto con le scelte della presidenza perchè gretto provinciale e di parte avversa, ma anche idioti, più o meno celebri, trombati che succhiavano ninfa elaborata dalle precedenti gestioni, magari anche spingendosi oltre (e quanti esempi potrei fare...), ha pensato bene di strumentalizzare la scelta che avrebbe spazzato via il periodo borbonico-angioino-bizantino barese con la storia dei biglietti omaggio per scopi politici, aizzando il popolo, per screditare la gestione Viesti. Peccato che se lo son presi in saccoccia. E pure di brutto. E già, perchè in fase di conferenza stampa che il Presidente Viesti farà a fine Campionaria, dirà - mostrando i dati - che il pubblico venuto meno fino a venerdi scorso è solo del 15%. E aspettate: c'era il sabato ed oggi, domenica. E i vialoni erano, sono e saranno stracolmi. E a nulla saranno valse le rivolter pilotate degli espositori che hanno incassato fiumi di soldi, sicuramente un euro in meno, ma semrpe fiumi e barche di soldi. dati alla mano.
Mo' avast
Qualcuno, evidentemente non in sintonia con una certa linea guida, si è posto, in sede di conferenza stampa pre-inaugurazione Fiera, il quesito: che centra il Bari con la Fiera?
Confesso che prima di proporre questo incontro alla Fiera ho pensato a Plutarco e alle sue Vite Parallele da cui, spesso, mutuo stralci nei miei editoriali. Cosa centrano? Bari Calcio, ultrasecolare, e Fiera del Levante, settantacinque anni portati più o meno bene, seguono gli stessi obiettivi: rilanciarsi dopo periodi difficili attraverso il risanamento dei bilanci, prima, e attraverso quello tecnico dopo.
Bari e Fiera non percorrono la strada flaubertiana di Madame Bovary che, per sfuggire alla noia - metafora del momentaneo periodo difficile in cui si trovano le due istituzioni per Bari – si dava all'adulterio non prima di essersi guardata vanitosamente allo specchio, ma tentano di risalire con umiltà e a fari spenti quelle posizioni che gli competono di diritto grazie alle quali hanno sempre fatto parlare di se nei media nazionali ed internazionali.
Nereo Rocco: Ghe ricordi il tunnel del Della Vittoria! Mona!
Ho intervistato Nereo Rocco durante la mia visita a Trieste. Ecco quel che ho raccolto. E Grazie a Roberto Catania, il custode dello Stadio triestino che mi ha permesso di accedere all'interno dello stesso dove è ubicato il busto del "Pàron"
-Buongiorno Rocco. E' un gran piacere per me intervistarla. Cosa sa di Bari e del Bari?
“Eh... ricordi in bianco e nero. Quel catino del Della Vittoria e il tunnel che portava agli spogliatoi dove Brio per percorrer doveva piegar el capo, non poxo mai dimenticarlo. Spalazzi Diomedi Galli Muccini Spimi Loseto Casarsa Sigarini Butti (o Fara?) Ardemagni Florio. E non le dì le riserve. Grande squadra. Che tempi, mona! Ricordo le battaglie con Oronzo Pugliese, genuino come il nostro formaggio del Carso e col volto scavato come un agricoltore pugliese ma grande saggio e dai contorni buoni come il nostro vino. Che om!!”.
Intervista a James Joyce
- Salve Dottor Joyce, come mai da queste parti?
"Sa, vivo proprio qui, di fonte a noi: vede quel palazzo laggiù? Abito all'ultimo piano, in una mansarda. Sa, quel gran figlio di... del farmacista mi ha sfrattato e ho ripiegato qui".
- Però, non male, dottor Joyce, pieno centro, il porto canale, la chiesa di Sant'Antonio, lo studio di mio fratello a due passi, insomma... Mi dica un po', dottor Joyce: ma è tanto difficile fuggire da questo paese? Ormai qui non si capisce più nulla... Starà sentendo cosa combinano a Roma...
"Guardi, caro Longo, quando un'anima nasce in questo paese gli vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Lei mi parla di quelli lì di Roma: io cerco di fuggire da quelle reti. La storia è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi. Del resto, non si può andar via da se stessi solo spostandosi da un posto all'altro. Non c'è rimedio a questo".
L'Italia s'è desta. Bari non ne parliamo
Editoriale per Go-Bari 16/03/2011
150esimo anniversario tra nocelline, palloncini, qualche mostra interessante, e la solita banda locale
Non ci sono mai piaciute le frasi confezionate, quelle partorite dai pc color ministero e digitate da segretarie factotum che con l'italiano, spesso e volentieri, sono in perenne guerra (non ne parliamo col congiuntivo e la consecutio temporum) e divulgate col fine di diventare di default per tutti gli enti, scuole, ministeri e pubbliche amministrazioni così da rendere la festa più celebrativa. No. Noi che, orgogliosamente e felicemente, sappiamo ancora - più o meno - leggere e scrivere e riteniamo altresì di avere ancora quel minimo di padronanza linguistica base con cui poter dire la nostra in piena libertà e brillantemente dando il giusto peso a tutto, preferiamo celebrare il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia in maniera sincera, spontanea, ma soprattutto "a parole nostre", spiando ovviamente dal buco della serratura barese.
Emiliano, i ristoratori e i fracassoni: una cordata per il Bari?
Articolo per Go-Bari.it 11/03/2011
Altro che il calcestruzzo e gli attici: gli unici a potersi comprare il Bari sono i ristoratori, magari con una cordata insieme...
Al di la delle presunte colpe e delle sacrosante ragioni rimbalzanti come una palla tra due tamburelli sulla spiaggia di pane e pomodoro tra ristoratori della città vecchia e Sindaco, leggendo le Ordinanze Sindacali e le risposte di SEL e di FLI, prevale più che altro il solito atteggiamento tutto (e solo) barese - prettamente movidiano - nel quale fuoriesce la tipica maleducazione barese nella sua interiezza che tanto fa incavolare.
E' triste affermarlo ma altrove, transitando nelle varie movide tardo serali (la notte generalmente dormo) durante i miei viaggi in cui seguo il derelitto Bari, nessuno arriva allo standard barese di strafottenza e maleducazione di taluni ma in generale insito nell'animo di un po' tutti che lo manifestano in maniera maggiore o minore. Su questo non abbiate dubbi.
A proposito di Bari calcio...
Leggevo stamattina la gazzetta dello sport e lo sguardo si è soffermato su alcuni punti. Il primo (e questa non è una novità anche in condizioni di normalità) sul fatto che abbiano dedicato almeno un articolo a tutte le squadre di A, meno che al Bari (parliamo dell'edizione nazionale, ovviamente).
Il secondo sul fatto che l'Udinese intanto va benone in quanto esiste una programmazione (che non fa rima con enormi investimenti, ovviamente) e che il trucco di tanta armonia e dei risultati, secondo il collega friulano, stia nello spirito di gruppo, non tanto in quello dello spogliatoio, verificabile a "tavola" nelle loro case coinvolgendo le famiglie.
Alla luce di tutto ciò il pensiero è andato al Bari, inevitabilmente.
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